La pasta al pomodoro

August 27, 2018

Il problema non è mai iniziare, figurarsi. Il problema è continuare, e portare a termine. Mille sono i lavori iniziati e lasciati ad ammuffire in Word come se il mio cervello li avesse condannati all’ergastolo. Mille mila le volte che ho detto “Potrei scrivere un libro…” e ho subito dimenticato o sommerso l’idea, senza nemmeno prendere un appunto. Penso che potrei scrivere un libro su tutte le volte che ho detto “Potrei scrivere un libro” o “Scriverò un libro” e il relativo proseguo:

Potrei scrivere un libro su tutte le volte che ho detto “Potrei scrivere un libro”.
Potrei scrivere un libro su Trieste.
Potrei scrivere un libro su di te.

Per non parlare di tutte le delineazioni di personaggi, luoghi, trame che svolazzano per la mia mente cercando di non schiantarsi con qualche improvviso pensiero-razzo su cosa potrei fare per cena o, peggio, sul senso della vita. Se anche riescono a evitare la collisione, comunque non avranno vita facile. Il loro momento rocambolesco, quell’ istante di gloria in cui assaporeranno il gusto di avere tutta la mia attenzione, di essere al mio centro, di pensare di potermi possedere, finisce in fretta. A meno che, chiaro, non li metta su carta, o su qualche altro dannatissimo dispositivo che ne conservi la memoria.

Poveretti. Se non li sposto da qualche parte, in qualche luogo più sicuro della mia mente, faranno una brutta fine. Ma non voglio dilungarmi sui mille modi in cui un pensiero può morire, estinguersi, esplodere e soffocare all’interno della mia testa. In effetti stavamo parlando d’altro. Stavamo parlando delle mille cose che sono solo iniziate. Forse il problema sta nel fatto che non comincio mai con un vero progetto, trama o checchessia, ma comincio e basta. E lo faccio perché non riesco a mettere in ordine i pensieri, semplice. Scrivere temi, fare mappe concettuali, prendere appunti, organizzare i discorsi: è sempre stato un casino. Ma dire “non riesco a” è una scappatoia da codardi. La verità è che devo smetterla.

Qui non è nemmeno questione di disciplina, è questione di sforzo.

È questione di levarsi di dosso quell’impazienza di finire (quando poi non si finisce un cazzo, ironico!), di starsene seduti comodi e di non avere fretta. Se invece comincio subito a guardare le cose pensando al fatto che avrei dovuto continuarle quel giorno, e che ora ho perso il beat, e altre cagate, non vado da nessuna parte e la muffa si espande. Semplice.

Comunque rileggendo per non perdere (troppo) il filo mi è saltato all’occhio quel “Potrei scrivere un libro su di te” e ho pensato che è carino e un po’ pornografico volendo...

Mi sono persa di nuovo. Ma non importa. Era solo una dimostrazione, a sostegno della mia tesi. In realtà sono capacissima di concentrarmi, mantenere l’attenzione, e finire le cose.

Poi quando leggo qualcosa resto ammaliata dal fascino delle parole scritte, che mi fanno girare la testa.

L’acqua bolle.