ถนนข้าวสาร
Khaosan Road: secondo le fonti, khao san significa "riso macinato". Io ci ho visto tanto macinato e poco riso.
Puzza di piscio. Birra. Spazzatura. Fritto. Odore di pad thai fatti in tutta fretta per turisti affamati che li divoreranno in tutta fretta. 40 baht (1 euro = circa 33 thb)
Barboni sorridenti che scuotono bicchieri di plastica semivuoti, guardando speranzosi all’insù, quasi fossi tu il loro nuovo dio.
Prostitute.
Barboni sbronzi con la maglietta arrotolata, la pancia scoperta e il piscio che invade umilmente il marciapiede. Anche sorridenti. In accettazione, forse.
Musica pompata al massimo che si mescola con quella dei bar vicini, generando sovrapposizioni e cacofonia. Musica che, viscida, è entrata nella stanza, a volume abbastanza alto da tenermi sveglia e incazzata...
Capisci che hai scelto il posto sbagliato.
Una lurida marmaglia di addormentati, drogati, ubriaconi e venditori pressanti. E poi ci sono i gatti.
Penso che nemmeno i gatti, col loro delicato e genuino menefreghismo dell’ambiente circostante, siano troppo entusiasti della situazione. Ma sono animali che si adattano, dopotutto. Guardate invece noi come ci siamo adattati al mostro societario che abbiamo creato con le nostre mani. Cretinizzandoci. Bravi!
Si tratta del classico divertimento I G N O R A N T E, come piace chiamarlo a me, praticato dal tipico esemplare di homo ignorantis.
Scarafaggi battono le strade sbucando all'improvviso dai tombini per poi partire al frenetico inseguimento delle tue infradito. Magari almeno loro si divertono. A me viene solo voglia di fermarmi in mezzo alla folla e gridare, o di scappare in stanza, dove comunque non sarò al riparo dalla musica. Ma se anche gridassi, chi mi sentirebbe? Chi si prenderebbe la briga di darmi risposta, se tutti intorno a me se la stanno godendo alla grande, ebbri, felici, con la musica talmente alta che neanche volendo fare un po’ di conversazione del tipo “Ti fai una birra?” ci si sentirebbe. Ma cosa importa? Sono tutti sorrisi e l’aria è densa di energia. È la fiera delle apparenze. Minigonne, lenti a contatto colorate, cappelli sfavillanti, vestitini vedo-non vedo, mostro-non mostro, cedo-non cedo, scollature prominenti e chiappe semiscoperte. Ladyboy. Prostitute. Signori attempati con facce occidentali e camicie stirate alla ricerca di divertimenti esotici. Mentre io me ne sto spaparanzata sul letto dell’ostello, a soffocare in attesa che il ventilatore si volti di nuovo verso di me, a scrivere queste puttanate, sono l’unica che quest’energia la considera marcia, scadente, economica. E l’ostello, non so se l’ho già detto, dà proprio sul macello qui sotto. Sulla famigerata Khaosan Road.
Scarafaggi, scorpioni, ragni, grilli, fritti o essiccati, commestibili, esposti su stand di donne con espressioni impassibili e dense di rassegnazione, che non sanno neanche veramente cosa stanno vendendo. Foto 10 baht. Ha ha. Fatti la foto con gli scorpioni, turista coglione! Farang!
Persone che si fanno le foto nei posti tattici per poi postarle e godere. Godere dell’invidia altrui, godere dei like, godere di che cosa? Condividere. Sharing.
È sicuramente un teatro societario interessante quello di Khaosan Road.
Se Terzani vedesse questo merdaio, sono sicura che ci andrebbe più pesante. Mi sembra di sentire la sua amarezza. Ma sono stata avvisata, me l’avevano detto che di sera questa via si trasforma in un delirio lungo 400 metri in cui viene accuratamente scelto il peggio del paese che abbiamo inquinato col nostro turismo di massa. E i thai, avidi di denaro e di pelle bianca, volenterosi di occidentalizzarsi pure loro, ci hanno dato il via libera.
Entro al 7/11, prendo due banane, una bottiglia d’acqua, esco e mi dirigo verso l’ostello. Mi accorgo che ho dimenticato l’acqua quando sono ormai a metà strada, perché mi sono lanciata a velocità supersonica sulla via del ritorno. Torno indietro pensando ai mille modi in cui potrebbero dirmi di andare a farmi fottere e che non ho lasciato nessuna bottiglia d’acqua. Quegli scenari assurdi e un po’ kafkiani insomma. E quando varco nuovamente la soglia della cella frigorifera e, tremante, vedo che la cassiera non mi degna di uno sguardo, ci credo davvero e mi sento come un fantasma. Ma poi la faccio tornare in sé e le indico la bottiglia, che è giusto alle sue spalle, già sudatissima, e me la passa accennando un quarto di sorriso forzatissimo. The Land of Smiles. The Band of Lies. The Hand of Pies. Questa sera non c'è più nulla da vedere, per me, su Khaosan Road. Questo posto mi mette una voglia di fumare assurda. E di dare di matto, di urlare in mezzo alla strada. Di pregare, di piangere e di dormire.
Khaosan Road: tanto macinato, poco riso.
Khaosan Road.
Khaos
Caos.
Caos.
Caos.
Riprovo domani.

