Barcamenandoci verso sud

October 7, 2019

Eravamo in barca, tutti, ma proprio tutti. Navigavamo dolcemente, sfiorando le coste della Dalmazia. Scendo un attimo per mangiare, bere, o fare qualcos’altro di scarsa importanza. Poi torno fuori in pozzetto, e, pare impossibile: la barca sta “navigando” sopra un molo che potrebbe rassomigliare quello della mia adorata Silba, ma con in più un tocco asiatico, variopinto. Pareva tutto normale, e papà non sembrava preoccupato di “graffiare” la carena o di schiacciare i passanti, cari loro, eccitati, coi nasi all’insù, intenti ad ammirare lo spettacolo fra stupore e timore, contribuendo al clamore.

Dura un attimo, davvero, e dopo qualche secondo di “gloria” siamo alla fine del molo, poiché dovevamo passare di là e, si sa, a volte non c’è alternativa! Insomma, ci avviciniamo al limite, al bordo del molo, a una velocità stratosferica, considerando che stiamo “scivolando” sulla carena, considerando i passanti sgomenti, considerando che, dai, papà, non li rispetti i limiti?! Sono sconvolta, non pensavo fosse possibile, legale, accettabile!

Eppure è così, e pare che sia ora di domandarmi come diavolo scendiamo da qui senza spaccare tutto e farci malissimo? Zitta! Meglio se taci e ti tieni forte, ecco che la prua comincia a inchinarsi al cospetto del mare, sarà un salto di dieci metri, no scherzi! Che poi da quando i moli dei paesini croati sono così alti? Neanche fosse un molo industriale!

Forse per l’inchino a regola d’arte, forse per la manovra da timoniere esperto, forse perché sennò non sarei più qui ora a raccontarvi questa storia, fra spruzzi e schiuma si sprigiona un tonfo inaudito e assordante (povera barca, che spanciata!). Ma ecco che subito il vascello torna a farsi cullare dolcemente dalle docili acque del mare Adriatico. Danni ne abbiamo fatti? E che importa? Tanto ce ne stiamo già andando via, a vela o a motore non si sa, nella tipica spensieratezza marinara estiva…

Ma come ho fatto a non capire che era un sogno?

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